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dic 13

Il signor G, poeta e cantante

Giorgio Gaber è da sempre uno dei miei musicisti preferiti. Uno di quelli che impari ad amare già da bambino, quando ne senti le note ma ancora non ne comprendi la potenza. Così finisci per continuare ad ascolatare le stesse note anche da grande, per affetto verso ritornelli conosciuti e per la familiarità di certi suoni. E ti accorgi che dentro quelle canzoni c’era un mondo che allora non vedevi e che oggi invece ti commuove.

In questo post riporto alcune delle frasi da me preferite tratte da canzoni del Signor G: non tutte conosciute magari, ma a mio parere incantevoli.

 

“C’è solo la strada su cui puoi contare
la strada è l’unica salvezza
c’è solo la voglia e il bisogno di uscire
di esporsi nella strada e nella piazza
perché il giudizio universale
non passa per le case
le case dove noi ci nascondiamo
bisogna ritornare nella strada
nella strada per conoscere chi siamo.”

(C’è solo la strada – G. Gaber)

 

“..Dovrei andare a vivere in Svizzera. Ma non si è mai abbastanza coraggiosi da diventare vigliacchi definitivamente.”
G. Gaber – La paura

 

La sfioro teneramente
con due baci indiscreti
poi mi domando se sian baci
o inadeguatamente
i miei gesti consueti.

(L’abitudine – G. Gaber)

 

 

Quando sarò capace d’amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere

un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.

(Quando sarò capace d’amare – G. Gaber)

Il loro amore moriva
come quello di tutti
come una cosa normale e ricorrente
perché morire e far morire
è un’antica usanza
che suole avere la gente.

(Il dilemma, Gaber)

 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

liberà è partecipazione.

(La libertà – G. Gaber)

 

Se potessi mangiare un’idea,

avrei fatto la mia

rivoluzione.

(Un’idea – G. Gaber)

 

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